Una terra ricca di storia, cultura e sapori a due passi da Bergamo
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Indirzzo: Via Montebello, 4, Chiuduno, BG, Italia
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FacileDifficoltà
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-Dislivello di salita
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Le Terre del Vescovado

Anello dei Roccoli

LOCALITÀ DI PARTENZA: Via Montebello DISLIVELLO: dai 455 mt di altitudine ai 550 mt SEGNAVIA: Uccellino TEMPO DI PERCORRENZA: 1 ora

Partendo dal parcheggio del Golf Club, dove è possibile lasciare l’auto, ad un altitudine di metri 455 s.l.m., si prosegue in direzione nord-est e dopo i primi 60 passi, si lascia la strada asfaltata per imboccare la strada carrareccia in terra battuta. Sulla destra, dopo 100 passi, è già possibile intravedere, tra la vegetazione, un primo capanno di caccia, segno inconfondibile della vecchia professione dell’uccellatore. Dopo un altro centinaio di passi, appena prima del bivio, si notano opere di ingegneria naturalistica: gabbionate costruite con ferro e sassi, che contengono il terreno a monte.

A 200 passi, al primo bivio, tenendo la destra in direzione Monte San Stefano, la strada s’inerpica e ci si può intrattenere nell’osservazione delle più svariate tipologie di funghi (ovviamente nei periodi tipici di comparsa) e di pietre scavate con infinita pazienza dall’acqua; un fitto sottobosco s’invigorisce di felci, pungitopo e edere. A 250 passi, quando lungo il sentiero affiorano numerosi massi a cui prestare attenzione, un meraviglioso esemplare di castagno centenario non può che catturare un certo interesse, così come 20 passi più in là, farà un rovere di datazione simile. A 370 passi il percorso si fa meno faticoso: terminata la salita, si tiene la destra e nello spiazzo scompare il rovere e al castagno si accompagna la robinia, che presto dominerà solitaria. A 400 passi ci troviamo in una zona caratterizzata dalle doline, fenomeno tipico della depressione carsica, molto diffuso in Friuli. La prima dolina e detta “Sopana del Conte“: il termine è dialettale e letteralmente significa “Grande Buca”; la denominazione “del Conte” invece è data dal fatto che questa zona era proprietà dei conti Suardi. Se si prosegue a sinistra, in direzione dell’aria didattica detta “Bosco-Scuola” se ne incontrano ancora molte e di diversa grandezza.

Ad un’altitudine di metri 530 s.l.m., al bivio, procediamo invece verso destra: qui si incontrano esemplari di carpino nero e il terreno, che nei mesi di ottobre-novembre si presenta ricoperto da foglie di castagno, viene spesso interrotto da rocce affioranti. Ad una distanza di circa 454 passi dal punto di partenza, ad un altitudine di metri 550 s.l.m., si raggiunge il punto più alto del sentiero e si percorre quella che viene definita “La via alta dei Roccoli“, in propriamente detti, visto che si tratta piuttosto di semplici capanni. Si consiglia una sosta presso il “Roccolo Tebaldi” situato sulla cresta del Monte, dove un leggero venticello soffia costante tra le brocche, fissate dall’uomo sulle cime degli alberi che delimitano il piccolo territorio che circoscrive il capanno. La presenza di faine e testimoniata dalle numerose tane visibili. Superato villa “Roccolo Tebaldi“, s’incontrano altri due roccoli; il terreno si fa pianeggiante e la vista si impossessa di un tratto di bosco la cui parte sud è costituita da piante piuttosto basse.

Dopo il “Roccolo Coroga (l’ultimo posto sul crinale panoramico, seguendo il nostro percorso) il sentiero giunge ad un bivio, dopo una leggera discesa. Siamo in località “SALET“, riconoscibile per un castagno di notevoli proporzioni, proprio sulla curva, e per le orme impresse nel fango di una pozza che sempre si forma dopo ore di pioggia incessante. Queste rivelano le abitudini dei cinghiali, che qui sono soliti intrattenersi. La terra infatti risulta compattata dallo sfregamento del corpo dell’animale e molti tronchi si svelano scorticati e ricoperti di fango. Subito dopo “La pozza del cinghiale” si tiene la destra e si sale sul Montepelato: qui, ad un altitudine di 565 s.l.m., la vegetazione si apre liberando nella vallata i territori di Carrobbio e Zandobbio con le loro cave di marmo. Una cinquantina di passi più in là, si raggiunge il largo e verde spazio del “Roccolo Valota“, un vero balcone naturale per le nostre osservazioni. Dopo aver percorso 1150 passi dal punto di partenza, il sentiero inizia la sua discesa: roveri e arbusti di ginepro costituiscono la flora di questo tratto fino al “Pian del Roccolo“, dove due grossi mezzi tronchi d’albero segnalano l’incrocio di due sentieri, quello della “Culma” che stiamo discendendo verticalmente e quello delle “Coste” che proviene orizzontalmente dal Golf e che prosegue, da questo punto con il nome di “Sentiero Spondù“,  fino alla località “Bocca dei Sentieri” per Grumello e Gandosso.

Per completare il giro si prende il “Sentiero di Coste” a destra. Il sentiero che segna il confine tra i due comuni di Carrobbio e Chiuduno, è pianeggiante e passa attraverso un bel roccolo grande, il “Roccolo di Pirulì“, dal quale, nei giorni limpidi, si possono vedere il Monte Orfano in Franciacorta e la vasta Pianura Padana. Il paesaggio più sorprendente è visibile nei limpidi tramonti d’inverno, quando, oltre la grande Pianura, diviene visibile lo scenario della catena degli Appennini, sfumata d’intensi colori viola, rosso e azzurro, nel cielo indaco e terso.

A 2730 passi, si lascia il “Sentiero di Coste” e, percorrendo a ritroso la strada carrareccia, fino al parcheggio del Golf, si conclude il giro ad anello che caratterizza questo percorso.